Esiste un’attitudine a diventare vittima?

Sicuramente vi sono dei fattori di vulnerabilità vittimale piuttosto che attitudine o predisposizioni vittimogene specifiche, però non vi è un nesso diretto tra vulnerabilità e vittimizzazione, perché la vulnerabilità è solo uno degli elementi del processo che porta alla vittimizzazione.
Ricerche teoriche coadiuvate a studi empirici hanno permesso di individuare le condizioni biologiche, psicologiche e sociali, che determinano se un singolo individuo o un gruppo sia da considerarsi maggiormente vulnerabile.
Un quadro sintetico delle variabili individuate quali rischi di vittimizzazione lo propone Fattah, il quale ha individuato tutti i fattori rilevanti e li ha differenziati in dieci categorie:

  1. opportunità – sono riferite alle caratteristiche delle vittime , alla loro attività e ai loro comportamenti;
  2. fattori di rischio – comprendono le caratteristiche sicuro-demografiche come: età (minori, anziani), genere (donne, omosessuali), ecc;
  3. criminali motivati – sono soggetti inclini al crimine, i quali adottano criteri di selezione specifici, non scelgono le loro vittime in modo casuale;
  4. esposizione – quanto la potenziale vittima è esposta agli offensori ed a situazioni o ad ambienti ad alto rischio di vittimizzazione, i cosiddetti hot spots cioè i punti caldi in cui la commissione di crimini tende a concentrarsi;
  5. associazioni – da un punto di vista socio-demografico è rilevante l’aspetto secondo cui il rapporto personale, sociale o professionale tra i gruppi di vittime e criminali potrebbe da un lato essere il motivo che determina il desiderio di adottare comportamenti devianti e criminali, dall’altro potrebbe determinare l’individuazione di una possibile vittima tra coloro che non si associano ad ambienti criminali o devianti;
  6. luoghi ed ore pericolosi – il rischio di vittimizzazione aumenta nelle ore serali, notturne e nei week-end e nelle aree urbane piuttosto che nelle zone rurali;
  7. comportamenti pericolosi – la provocazione aumenta il rischio di essere soggetto a crimine violento, mentre il comportamento negligente o l’imprudenza aumentano le probabilità di essere soggetti a crimini contro la proprietà;
  8. attività ad alto rischio – attività devianti o illegali, quali: consumo di stupefacenti, sostanze alcoliche, prostituzione, ecc;
  9. comportamenti difensivi – l’adozione di comportamenti preventivi da parte delle vittime potrebbe aumentare la vittimizzazione;
  10. vittimizzazione strutturale – il biasimo e la stigmatizzazione culturale, i pregiudizi e gli stereotipi, possono enfatizzare il rischio di vittimizzazione perché designano certe vittime come culturalmente legittimate.
    In base alle esperienze sviluppate, ritengo che ogni evento debba essere studiato da tutte le angolazioni, quindi rilevante nello studio delle relazioni vittima – criminale è il ruolo della responsabilità della vittima al fine di una possibile cornice di soluzione funzionale al problema che oggigiorno è sempre più evidenze e fenomeno discusso quotidianamente.
    Quale potrebbe essere questo ruolo funzionale della vittima? “Prevenire” la sua stessa vittimizzazione, evitando di facilitare, favorire, provocare il comportamento criminale di terzi.
    A tal proposito il sociologo americano Sparks propone 6 fattori di predisposizione di un individuo ad essere vittimizzato:
    PRECIPITATION -> la vittima assume un comportamento che istiga il criminale;
    FACILITATION -> il comportamento negligente o imprudente della vittima, cosiddetta catalizzatrice, favorisce l’azione criminale;
    VULNERABILITY -> vi rientrano i rischi di vittimizzazione individuati da Fattah;
    OPPORTUNITY -> la vittima considerata un bersaglio facile;
    ATTRACTION -> la vittima o ciò che è in suo possesso suscitano nel criminale un desiderio di possesso;
    IMPUNITY -> riguarda l’impunità percepita o reale nei confronti del delinquente.

Questo e molto altro rientra nell’ambito d’interesse della vittimologia, scienza giovane, ma interdisciplinare e multidisciplinare che costituì, negli anni Sessanta del secolo scorso, una svolta fondamentale ed epocale per la criminologia, introducendo la prospettiva giuridica e bio-psico-sociale della vittima nello studio del crimine.

Dott.ssa Anthea Grimaldi

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