Crimini violenti e basse temperature: quale correlazione?

La stagione torrida, almeno nel nostro paese, sta giungendo al termine ed è tempo di report, di statistiche. Nonostante la spensieratezza della stagione, alcune cose, alcuni crimini non smettono mai di accadere, anzi, lo sapevate che nelle stagioni più calde i crimini violenti, nonché gli omicidi, aumentano? Sapete che esiste una correlazione tra le basse temperature e la criminalità? Come è ben intuibile molti ricercatori hanno studiato il fenomeno, e una delle teorie più accreditate e più logiche è quella postulata da Marcus Felson e Lawrence Cohen, conosciuta come “Routine activity theory”. Secondo la teoria dell’attività di routine, un crimine viene commesso più spesso da chiunque ne abbia l’opportunità, dunque si concentra sulle caratteristiche del crimine, anziché del criminale. Grazie a tale postulato, che è diventato uno delle principali teorie criminologiche, è possibile prevenire il crimine attraverso la progettazione ambientale. Nel nostro caso, la bella stagione, influisce significativamente sulla routine, sulla nostra quotidianità, si è più spesso in giro, si fa più spesso uso di sostanze eccitanti, quali alcoliche, che rappresentano un deterrente per l’ innesco dell’attività criminale o omicidiaria. Una seconda teoria fa riferimento a quella che viene definita “la legge termica” del sociologo Adolphe Quetelet, teorizzata ben duecento anni fa. Secondo gli studi del sociologo, il caldo avrebbe la capacità di deteminare l’incremento degli omicidi. Da tale studio prese origine anche il pensiero di Cesare Lombroso e della sua fisiognomica. Secondo Lombroso e gli studi sull’eziologia dei delitti, gran parte delle nostre funzioni è influenzata dal calore, soprattutto la nostra psiche. Egli ovviamente, fa il tipico confronto tra le regioni del nord e del sud (per quanto discutibili e contestabili), in queste ultime secondo lo studioso, date le temperature più miti, l’azione termica produrrebbe inerzia, dispotismo, libertinaggio e dunque maggior propensione alla delinquenza. Sorvolando sulle teorie e differenze lombrosiane, il costrutto base è sempre uguale, l’oscillazione meteorologica e l’ omicidio. Sebbene queste teorie non siano mai state prese scientificamente in considerazione, le statistiche parlano chiaro, il tempo atmosferico incide sul nostro io, sia in ambienti naturali sia negli esperimenti di laboratorio. Una teoria, che si affianca alla precedente, fa riferimento al “General aggression model”  di cui è autore lo psicologo Brad Brushman. Seconto tale modello il caldo renderebbe le persone più irritabili e aggressive, provocando una ridotta capacità mentale e autocontrollo, determinata da quello che potrebbe essere definito un vero e proprio schock termico cui l’ individuo e il suo corpo devono adeguarsi. In tali momenti è possibile registrare un aumento di testosterone e adrenalina che aiutano a resistere alle temperature più calde ma che al contempo veicolano l’aggressività. Com’è facilmente intuibile, vi sono delle visioni contrastanti, e questo è il caso dello studio di Paul van Lange, dell’università di Amsterdam, secondo lo studioso il rapporto tra tempo atmosferico e aggressività non è del tutto rilevante o esaustivo, il tasso di criminalità estiva farebbe riferimento a fenomeni intrecciati ben più complessi quali autostima, mancanza di fiducia nel futuro e la mancanza di autocontrollo, già citata in precedenza. A tal proposito Van Lang ha sviluppato il modello Clash (Climate Aggression, and Self-control in Humans), in cui fa riferimento non solo al cambiamento delle temperature generale, ma a come queste si modificano nel corso dell’anno, tra oscillazioni e variazioni climatiche. Grazie alle numerosissime teorizzazioni, alcuni studi e articoli mettono in risalto l’incremento degli omicidi e della criminalità nelle più grandi città del mondo. Secondo un articolo del Journa Public Economics, che si occupa di osservare la criminalità nella città di Los Angeles, nei giorni sopra i 23° gradi gli omicidi così come la violenza domestica aumentano del 2%, e sopra i 31° la percentuale sale al 10%. In uno studio similare di origine greca, più del 30% degli omicidi avvenuti  nel loro territorio, si sono verificati in periodi in cui le temperature medie erano di circa 25°gradi, la metà di questi, invece, si è verificata con temperature fino a 30°gradi. La stessa FBI, ha ipotizzato uno scenario medesimo, facendo riferimento in particolar modo alle violenze domestiche e omicidi che aumentano con il caldo del 20% e si raddoppiano con temperature superiori ai 30°gradi. D’altronde molti degli omici più efferati si sono verificati d’estate, anche nel nostro paese, per citarne alcuni l’ omicidio di Sara Scazzi e Chiara Poggi, avvenuti entrambi in estate, ad agosto, persino molti degli efferati omicidi del famigerato mostro di Firenze si sono verificati per lo più nella stagione estiva, anche se in tal caso vi sono molte variabili da tenere in considerazione e valutare, che propendono verso uno studio certamente più approfondito e oculato. Anche nella letteratura e nella cinematografia, assistiamo alla proliferazione di testi e storie crime fantastiche che hanno come scenario le calde e festose estati e che prendono riferimento non solo dalla fantasia dell’autore,  ma da quella che è la realtà oggettiva, in cui si contrappongono la spensieratezza e la paura, il divertimento e il crimine. In ultimo, un riferimento è d’obbligo ai delitti di mafia, quelli di “Cosa Nostra”, avvenuti tra gli anni ’70 e ’90 con particolare riferimento agli omicidi di stampo mafioso più in vista di sempre, avvenuti con la “bella stagione,” dall’uccisione di Giovanni Falcone (23 maggio), Paolo Borsellino (19 luglio)  all’omicidio del Generale Carlo Alberto dalla Chiesa (3 settembre) o a quella che venne definita “la strage dei picciriddi”, quattro ragazzini uccisi nel luglio del ’76 per aver rubato la borsa alla madre del boss Santapaola. Da tale scenario  ha avuto origine la commedia drammatica “la mafia uccide solo d’estate.” Guardando al futuro della nostra terra, uno scenario fantascientifico, ipotizzato dagli scienziati americani, sta lentamente prendendo piede, con riferimento al surriscaldamento globale cui andiamo incontro, tale cambiamento, stando alle modificazioni climatiche produrrà un maggiore tasso di criminalità e aggressività, scenario che potrebbe amplificare dei bisogni, dei disagi preesistenti, acuendoli, tornando a quel famoso antico costrutto latino di Plauto “homo homini lupus”.
E voi lo sapevate? Com’è stato il vostro umore e la vostra aggressività in questa torrida estate italiana ormai giunta al termine?

• Dott.ssa Angela M. Grano

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