Aborto e Giappone: la legalizzazione per fattori economici.

L’ifanticida Miyuki Ishikawa, l’ostetrica demone.

In Giappone l’aborto per motivi economici fu legalizzato già dal 1949. La legalizzazione avvenne a causa del boom delle gravidanze indesiderate dopo la Seconda Guerra Mondiale e della povertà delle famiglie che non riuscivano a prendersi cura del nascituro.
L’aborto in Giappone non solo è legale dal 1949, ma è uno degli strumenti più diffusi per regolarizzare le nascite a causa delle campagne di dissuasione portate avanti dai medici nei confronti della pillola anticoncezionale, la cui vendita è stata approvata solo nel 1999 ed è ancora oggi fortemente sconsigliata.
In Giappone, attualmente sono circa 160mila gli aborti praticati ufficialmente in un anno, ma si ritiene che in realtà siano molti di più, considerando che alcuni ambulatori non dichiarano questa tipologia di intervento, sia per garantire privacy alle minorenni che si sottopongono a questa pratica ma anche per ragioni fiscali. Tra le minorenni l’aborto è molto diffuso ed addirittura consigliato rispetto alla pillola, che viene prescritta difficilmente ed è particolarmente costosa.
Nello stesso periodo in cui venne legalizzato l’aborto, nacque la necessità di commemorare i bambini mai nati, per questa ragione in alcuni Templi, sono presenti delle piccole statuette, adornate da un grembiulino ed un copricapo rosso. Tali statuette, rappresentano i mizunoko (i bambini d’acqua), ovvero i bambini mai nati. Nei Templi, possiamo notare migliaia di statuette, quest’ultime rappresentano un business non indifferente. Le statuette, infatti, vengono acquistate e viene pagata una tassa per la loro manutenzione. Si dice che i Mizunoko siano costretti a restare sulle rive del Sai no Kawara, il fiume degli Inferi, e che non riescono ad attraversare il fiume a causa di demoni che gli impediscono il passaggio, impedendogli così di reincarnarsi. Jizo, è il guardiano di questi bambini, li protegge e li aiuta ad attraversare il fiume. I genitori di questi bambini mai nati, onorano Jizo per assicurarsi che il proprio bambino possa arrivare in paradiso.
Ma a spingere il governo giapponese a prendere la decisione di legalizzare l’aborto fu anche la vicenda di Miyuki Ishikawa, la più prolifica serial killer giapponese, che durante il periodo della Seconda Guerra Mondiale uccise almeno 103 neonati.
Ishikawa nacque a Miyazaki nel 1897, si laureò all’Università di Tokyo e si sposò senza avere mai figli, ottenne un lavoro come ostetrica ed in seguito divenne direttrice del centro di maternità di Kotobuki.
Lavorando, Ishikawa si rese conto che molti genitori non erano in grado di crescere i neonati per le difficoltà economiche in cui vivevano. Per questo motivo, Ishikawa chiese aiuto agli enti di assistenza per le famiglie più disagiate, gli enti però rifiutano di aiutare le famiglie. Per aiutare quest’ultime, Ishikawa decise di uccidere i neonati. Da quel momento in poi nell’ospedale morirono molti bambini, l’ostetrica non li ammazzava personalmente ma lasciava che morissero di fame e di sete.
Ishikawa venne aiutata da un medico e da un suo assistente per falsificare i certificati di morte, coinvolse inoltre anche il marito. Convinta del fatto che stava aiutando le famiglie, Ishikawa decise di chiedere del denaro in cambio della morte del neonato, la cifra richiesta era tra i 4000 ed i 5000 yen. Soltanto agli inizi del 1948, le forze dell’ordine si insospettirono a causa dell’incremento del tasso di mortalità all’interno dell’ospedale. Le forze dell’ordine dimostrarono che le morti di neonati non erano accidentali ma intenzionali, per questo il 15 gennaio 1948 la Ishikawa insieme al marito vennero arrestati. Miyuki Ishikawa, suo marito e i medici responsabili, vennero giudicati colpevoli di omicidio. Tuttavia, a causa di un vuoto giuridico della legislazione giapponese nessuno degli imputati venne condannato a morte. Miyuki Ishikawa venne condannata a solo 8 anni di carcere, il marito ed i medici a 4 anni. Tutti gli imputati fecero appello contro la sentenza ed ottennero uno sconto di pena della metà degli anni a cui erano stati condannati.
Il caso dell’ostetrica demone non fu l’unico, prima di esso nel 1930 ad Itabashi si verificarono 41 infanticidi, nel 1933 Hatsutaro Kawamata venne arrestato per aver ucciso 25 bambini.

Dott.ssa Elena Novelli

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