Organizzazioni criminali trasnazionali: attività illegali e profitto.

“La mafia non è una società di servizi che opera a favore della collettività, bensì un’associazione di mutuo soccorso che agisce a spese della società civile e a vantaggio solo dei suoi membri.”

                                                  Giovanni Falcone

 

La criminalità organizzata, fino a cinque decenni fa, operava entro i confini territoriali nazionali, legata al tradizionalismo culturale, ancorata a metodi e rituali ben precisi legati alle condizioni socio-economiche delle rispettive regioni. A seguito della mutazione della realtà economico-sociale, le associazioni mafiose si sono adeguate alle trasformazioni e alle evoluzioni della società, questo ha portato ad un cambio dei valori tradizionali e alla creazione di una nuova deontologia mafiosa con nuove regole e nuove mire espansionistiche. La metodologia socio-psicologica utilizzata al giorno d’oggi avviene attraverso un’accurata organizzazione di uomini e mezzi assieme al coinvolgimento della delinquenza comune; lo studio e la pianificazione delle imprese criminali suddivise in diversi “settori”. Si può quindi affermare che, le principali organizzazioni criminali italiche, Cosa Nostra, ’Ndrangheta, Camorra e Sacra Corona Unita, si inseriscono perfettamente nel paradigma delle mafie imprenditrici che, per massimizzare i profitti e minimizzare i costi e i rischi, non solo instaurano accordi oltreoceano ma oltrepassano i confini statali reali, ricercando sempre più opportunità di guadagno all’interno del vasto ecosistema del darkweb.

Infatti, tali organizzazioni, hanno preso altre forme, si sono trasformate in élite che puntano ad accorciare le distanze fra mondo legale e mondo illegale e sono diventate apparentemente sempre meno aggressive e sempre più “collusive”; hanno basi logistiche in tutto il mondo, per la gestione di traffici di droga, per operazioni di riciclaggio del denaro sporco attraverso investimenti in circuiti protetti e il reinserimento dello stesso in circuiti legali, influendo con l’accumulo di capitali sul processo di sviluppo socio-economico del Paese; i collegamenti con la malavita internazionale, in particolare quella canadese, australiana e sud-americana; ed infine il condizionamento dell’apparato economico, amministrativo, politico e religioso.

Nella geografia dei traffici illeciti che si dispiegano nell’area mediterranea, specifico rilievo ha assunto il traffico di sostanze stupefacenti provenienti dal Nord Africa, condotto anche secondo logiche di sinergia operativa tra diverse organizzazioni transnazionali.

Il fenomeno ha evidenziato proporzioni crescenti non solo nei volumi di produzione, ma anche nel novero dei Paesi utilizzati come centri di smistamento e transito.

Il quadro informativo ha mostrato, in particolare, elementi di novità rispetto alle consolidate dinamiche del traffico internazionale di hashish, che hanno visto un reindirizzamento verso la Libia delle rotte del narcotraffico, tradizionalmente sviluppate lungo le direttrici del Mediterraneo occidentale, e un numero significativo di consorterie criminali dedicarsi contemporaneamente anche alla gestione dei flussi di migranti clandestini in direzione dell’Italia e del resto d’Europa.

Le organizzazioni criminali transnazionali presentano dispositivi ben articolati e strutturati, nell’ambito dei quali emergono ruoli definiti per i diversi soggetti coinvolti, a loro volta operanti nelle maggiori piazze finanziarie.

I circuiti criminali stranieri attivi sul territorio nazionale stanno parimenti tentando di infiltrare gli organi rappresentativi delle comunità etniche di riferimento, a detrimento dei processi di integrazione.

Tra le realtà criminali estere più attive nel nostro Paese si confermano:

• i clan cinesi, che tendono ad espandersi su tutto il territorio nazionale, anche in quelle regioni del Meridione ove le comunità sono di recente insediamento, sfruttando la generalizzata crisi di liquidità, che nell’ultimo anno è peggiorata a causa della pandemia da SARS-CoV-2, per effettuare vantaggiose acquisizioni immobiliari, commerciali, soprattutto a fini di riciclaggio dei proventi illeciti. Nelle aree di più radicata presenza, come in Toscana, Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna e Lazio, si stanno invece confermando come lobby affaristica, dotata di un elevato livello di istruzione e di una rilevante propensione ai traffici internazionali: contraffazione dei marchi, estorsioni, rapine, sfruttamento della prostituzione di giovani connazionali, reati finanziari, attività illecite di money transfer, spaccio di metanfetamina e traffico illecito di rifiuti;

• i sodalizi nigeriani, la cui diffusione appare sostenuta dal considerevole afflusso nel nostro territorio di immigrati provenienti dal Paese africano che mostrano un “competitivo” portato criminogeno, tale da agevolarne l’inserimento nei circuiti illegali internazionali;

• le reti est-europee e caucasiche, tra le quali quella georgiana rappresenta una delle minacce criminali più “mature” risultando dotata di una efficiente struttura di tipo mafioso, in grado di pianificare strategie operative, aggregare risorse economiche ed esercitare una energica sorveglianza sulle diaspore di connazionali;

• anche il network romeno ha acquistato una specifica “visibilità” nello scenario nazionale, sino a rappresentare una delle componenti criminali più diffuse, che si contraddistingue per l’efferatezza delle azioni delittuose. La criminalità romena si è peraltro progressivamente affrancata dall’iniziale posizione gregaria rispetto ad altri gruppi per acquisire un suo livello di autonomia, coniugato con l’attitudine a tessere rapporti di collaborazione con altre compagini, anche autoctone, funzionali alla condivisione delle opportunità offerte dai mercati illegali.

Piuttosto trasversale, quanto gli attori coinvolti, appare il fenomeno dello sfruttamento della manodopera straniera, per lo più nel settore del lavoro artigianale. Nella prospettiva intelligence, gli approfondimenti svolti fanno emergere non solo illeciti profitti a beneficio dei “caporalati”, talora della medesima matrice etnica dei braccianti, ma anche forme di intimidazione con modalità mafiosa.

In qualche caso, si è registrato il coinvolgimento di circuiti criminali italiani per la gestione dei lavoratori stagionali nelle aree di volta in volta più remunerative, con pesanti conseguenze sui processi di integrazione e di convivenza, specie nei contesti dove la periodica concentrazione di migranti può degenerare in episodi criminogeni o violenti.

Quanto esposto, dimostra come sia necessario per contrastare il crimine organizzato, la condivisione di informazioni e conoscenze, e la sinergia tra le attività delle Direzioni Distrettuali, degli apparati governativi ed informativi, anche a livello internazionale per consentire di dare risposte immediate, come informazioni attinenti ad un target specifico.

Infatti l’obiettivo a lungo raggio delle Agenzie Italiane, europee e mondiali, è fare un salto di qualità, guardando oltre i confini nazionali e proiettandosi a livello europeo e oltreoceano, per combattere le reti criminali senza confini né frontiere, che si sorreggono a vicenda ma nello stesso tempo cercano di implementare il loro potere a livello transnazionale.

 

Dott.ssa Anthea Grimaldi

 

 

 

Testi consigliati:

• “La mafia imprenditrice. L’etica mafiosa e lo spirito del capitalismo” di P.Arlacchi

• “Sfide globali e risposte nazionali: le trasformazioni della sicurezza nell’era dell’interdipendenza” di P. Foradori

• “Rischi e minacce nel cyberspazio” di G.Giacomello

• “Oltre il terrorismo. Soluzioni alla minaccia del secolo” di M.Mori

• “Il principio di conservazione nella comunità degli Stati. Il diritto, la sicurezza, il terrorismo e le infrastrutture critiche” di G.Pagani e M.Generali

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