Donne di mafia: l’evoluzione all’interno delle organizzazioni criminali.



Il ruolo della donna nelle organizzazioni di stampo mafioso è sempre stato ambiguo. La donna formalmente è esclusa dall’organizzazione ma sostanzialmente partecipa attivamente all’interno di quest’ultima.
Tradizionalmente la donna ha sempre avuto delle funzioni passive e attive all’interno dell’organizzazione mafiosa. Una delle funzioni passive è quella di sposare un uomo appartenente a un altro clan per creare alleanze tra le famiglie, la donna non è libera di scegliere chi sposare perché i matrimoni vengono combinati. Un’altra funzione passiva è quella di salvaguardare la reputazione maschile attraverso la sua rispettabilità e onorabilità, alle donne è richiesto di mantenere un determinato comportamento sessuale, quest’ultima deve mantenere la verginità prima delle nozze e successivamente essere fedele al marito, anche da vedova per la donna resta il divieto assoluto di commettere adulterio. L’uomo invece è libero, può avere altre relazioni e condurre una vita parallela. Per quanto riguarda le funzioni attive, la principale è quella di crescere la propria prole trasmettendogli il codice culturale mafioso e il rispetto verso il padre. I principali disvalori che i figli devono imparare sono l’omertà, la vendetta, il disprezzo per l’autorità pubblica, la differenza di genere. Alle figlie femmine invece le donne insegnano la subordinazione all’autorità maschile. Un’altra funzione attiva è quella di istigazione alla vendetta, è la donna a ricordare al marito e ai figli il dovere di vendicarsi per ristabilire l’onore della propria famiglia qualora sia stato violato.
Tradizionalmente questi erano i compiti che spettavano alla donna, tuttavia, a partire dagli anni 70, le donne hanno iniziato a partecipare attivamente alle attività criminali. Questo cambiamento fu dovuto da due eventi storici, uno esterno alle organizzazioni mafiose, l’altro interno. L’evento esterno riguarda i cambiamenti relativi alle condizioni della donna all’interno della società (istruzione, mercato del lavoro, ecc.), l’evento interno fu un accrescimento delle attività criminali svolte dalle organizzazioni mafiose, ampliamento della tipologia di traffici e geografico. Sono due i settori in cui vennero inserite le donne: traffico di droga e settore economico finanziario.
Nel narcotraffico vennero inserite come corrieri e spacciatrici. Le donne, infatti, risultano particolarmente adatte a questo ruolo sia perché possono nascondere facilmente le confezioni di stupefacenti fingendo una gravidanza o arrotondando i fianchi e il seno sia perché sono insospettabili e vengono controllate meno rispetto agli uomini. Le donne spacciatrici non fanno parte dell’organizzazione mafiosa, sono donne del popolo che a causa di un numero elevato di figli accettano di entrare a far parte di traffici illeciti per avere denaro. Alcune donne, appartenenti alle famiglie mafiose, vengono coinvolte nell’organizzazione di traffici di droga, è il caso di Angela Russo, soprannominata “nonna eroina”, arrestata nel 1982, accusata di essere a capo di un ingente narcotraffico. Nel settore economico finanziario le donne vengono utilizzate come prestanome ma di fatto alcune amministrano società e investono denaro anche grazie alle conoscenze provenienti dai loro studi.
Dagli inizi degli anni 90 la donna arrivò a gestire il potere all’interno delle organizzazioni mafiose questo a causa della repressione statale. Molti boss mafiosi, in quegli anni, vennero arrestati ed altri erano latitanti, per questo il potere di molte famiglie era ridotto, così i vari boss si sono affidati alle donne presenti nelle loro famiglie (mogli, madri), per la gestione dei propri affari. Un esempio significativo è quello di Maria Filippa Messina, la prima donna ad essere sottoposta al carcere duro (41 bis), nel 1996. Quando il marito viene arrestato insieme ad altri affiliati, il ruolo di Maria diviene prima quello di anello di congiunzione tra carcere e mondo esterno, successivamente arriva a sostituire il marito nella gestione degli affari, quando quest’ultimo fu sottoposto a detenzione speciale. La donna venne poi arresta con l’accusa di aver assoldato un killer per vendicare l’omicidio di un affiliato del clan e al momento dell’arresto era in procinto di commettere una strage per eliminare esponenti di un clan rivale.

Dott.ssa Elena Novelli

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