Zooantropologia della devianza, tortura animale e serial killing.

“La crudeltà su animali è tirocinio di crudeltà verso gli uomini.”

                                                                                                                              Publio Ovidio Nasone

La crudeltà e violenza agita verso gli animali è sempre esistita. L’aggressività stessa, e in particolare “l’aggressività intraspecifica”, era considerata dal punto di vista etologico di Konrad Lorenz, un istinto animale adattivo innato. Tale istinto si manifesta già in tenera età a causa di alcune possibili matrici, rilevate da John Bowlby, quali la deprivazione materna, uno sviluppo carente della funzione riflessiva, strettamente connessa ad abusi e maltrattamenti, o un legame d’attaccamento di tipo insicuro. Bowlby già nel 1953, infatti, rilevava l’importanza di attenzionare la violenza dei bambini mossa nei confronti degli animali in quanto, sebbene non una caratteristica del tutto unitaria, rimane tratto molto comune di quelli che sono definiti “delinquenti non empatici”. Tali condotte possono essere dei fattori predittivi di pericolosità sociale nonché fattori prognostici di un disturbo di personalità e più in generale una situazione di tipo patogena legata a forme di violenza perpetrata nei confronti del minore, quali abusi fisici, psicologici e sessuali o ancora incuria e discuria. Ogni infante, mosso probabilmente da curiosità, spesso si trova a infastidire animali, la differenza sta nella frequenza, nel grado di violenza e aggressività, ma anche nella cronicità del gesto stesso che implica quindi un vero e proprio disturbo di condotta. L’OMS ( Organizzazione Mondiale della Sanità) nel 1987, inserisce nel DSM-III (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) la crudeltà animale come sintomo caratteristico di quest’ultima. Agire in modo crudele nei confronti di animali di piccola taglia è quindi predizione di futuri atti di bullismo, atti di vandalismo, condotte antisociali e più in particolare violenza contro gli esseri umani sino all’omicidio, infatti, può indicare una fase anteriore legata proprio alla trasposizione della violenza su persone.

In questa prospettiva ci viene in soccorso la “zooantropologia della devianza”, una branca della zooantropologia. L’obiettivo è quello di studiare il maltrattamento animale, nonché promuovere una giurisdizione adeguata che punisca i soggetti in questione, ma anche quello di costruire e identificare il profilo comportamentale e criminale di colui che compie atroci gesti nei confronti degli animali. Dobbiamo fare riferimento, in particolare, ai profili “non empatici interattivi”, in cui l’animale diviene capro espiatorio di frustrazioni e perversioni, caratterizzati dagli stili Zoosadici, Zoofiliaci e dal Bestialismo. Con il termine Bestialismo s’intende il vero e proprio atto dell’accoppiamento con l’animale, mentre la Zoofilia intende la visione dell’animale come un partner sessuale. Il profilo Zoosadico, invece, è quello che caratterizza i comportamenti devianti e omicidiari nonché seriali degli assassini, di stalker e violenza intrafamiliare, trafficanti di droga, persone aggregate alle organizzazioni criminali e satanisti. Il comportamento della persona zoosadica implica sevizie, torture e uccisioni di animali dirette esclusivamente all’animale o dirette nei confronti  di una persona fisica che in quel momento è incarnata dalla figura dell’animale stesso, che l’individuo si trova innanzi. Lo Zoosadismo si manifesta già dall’età infantile ed è inserito all’interno delle parafilie dal punto di vista psicopatologico, spesso riconducibile a un disturbo della sfera sessuale, che da adulto si trasformerà in una modalità comportamentale atta a manifestare rabbia e aggressività spesso repressa. Dal primo atto di crudeltà ne consegue una forte escalation che induce sempre più vittime animali, sino agli umani. Tal escalation è seguita, secondo numerosi autori, da vandalismo, piromania, furti, violenza fisica e psicologica fino a rapimenti, violenza sessuale e domestica, assalti di spree killer o serial killer.

Il dibattito tra il rapporto su aggressività animale e violenza interpersonale e la stretta correlazione che ne consegue definita “LINK”, è stato fiorente, soprattutto negli anni ’60, momento in cui sempre più studi hanno approfondito il fenomeno, in particolare uno studio statunitense ha dimostrato che il 70% delle donne abusate all’interno delle pareti domestiche è stata minacciata dal proprio carnefice di uccidere l’animale appartenente alla donna, allo stesso modo, il 30% delle madri, aggredite dai propri figli sottolinea come la prole  abbia ferito o ucciso animali domestici e inoltre, il medesimo studio dimostra come il 50%  degli stupratori abbia commesso aberrazioni su animali durante il periodo dell’infanzia e dell’adolescenza e al contempo tra il 15% e il 50% di loro, prima di stuprare una donna, abbiano dapprima provato proprio sugli animali, inoltre, secondo un studio della North Eastern University e il Massachussets SPCA, chi maltratta animali ha una percentuale maggiore di commettere crimini pari al 5%. Nel 1966 Hellman e Blackman approfondiscono il dibattito verificando la correlazione tra crudeltà animale, piromania ed enuresi notturna, definita “triade omicida”, altresì conosciuta come “Triade Macdonald” teorizzata nel 1963 da John Macdonald. Sebbene questa sia considerata obsoleta e messa più volte in discussione in quanto definite caratteristiche non del tutto rilevanti per comprendere l’eziologia dell’assassino, riferisce molti importanti spunti di studio e riflessione. Il legame tra crudeltà animale e violenza umana è stato più volte approfondito anche dall’FBI che ha attivato dal 2016 un apposito database, NIBRS, dove sono contenuti e raccolti tutti i dati di chi effettivamente commette violenza sul genere animale questo perché, ha affermato John Thompson, vicedirettore della “National Sheriffs,” “se qualcuno sta facendo del male a un animale ci sono buone probabilità che stia facendo del male anche a un essere umano,”  infatti negli Stati Uniti sono state create delle sezioni speciali di polizia che si occupano proprio del fenomeno.

Nel nostro paese secondo la legge n.189 del 2004 art. 544 del c.p., chiunque cagioni lesioni nei riguardi di un animale è punibile con una multa da 3.000 a 15.000 euro, dal 2006 inoltre è stato creato un ufficio competente in materia dei reati ai danni di animali, che ha dato avvio nel marzo del 2007 al NIRDA, ovvero il “Nucleo Operativo per i reati in danno agli animali,” che svolge attività investigative multidisciplinari e altamente specializzate. Nel 2009 è nata “Link Italia”, che studia appunto i link all’interno del nostro paese, analizzando i dati e cercando di prevenire il fenomeno, anche attraverso un protocollo d’intesa con la polizia, dal quale è nata un’equipe che prova a delineare e studiare il “profilo Zooantropologico Comportamentale e Criminale del maltrattatore e/i Uccisore di Animali”. Nell’aprile 2016, Link Italia, inoltre ha effettuato una statistica retrospettiva all’interno delle carceri italiane su 537 detenuti, i risultati del campione hanno dimostrato come il 26% dichiara di aver assistito a maltrattamenti animali durante l’infanzia, il 45% dichiara di averli maltrattati o uccisi, sempre durante l’età infantile o adolescenziale. Una considerevole percentuale, pari al 37%, ha dichiarato di aver maltrattato e ucciso animali da minorenne per sfogare la propria rabbia o frustrazione derivata da difficili rapporti familiari o particolari condizioni, in cui il 16% ha parlato di un rapporto difficile con la madre. Gli animali maggiormente uccisi sono stati per il 43% gatti e cani, 9% lucertole, criceti e tartarughe e il 6% uccelli, conigli e galline. Le ferite procurate agli animali sono principalmente pestaggio a mani nude o con calci, ferite causate dal calore ( bruciature, acqua bollente ecc), con armi da taglio o schiacciamento, per il 6% si parla di abusi sessuali su animali. Per prevenire il fenomeno e soprattutto prevenire che la violenza venga poi diretta sugli umani Il “Crime Classification Manual” ha approfondito la vittimologia dell’animale, le condizioni ambientali e la scena del crimine, le armi e il numero di molestatori, nonché lo “Staging” ossia l’alterazione della scena del crimine. Infine, è possibile classificare il maltrattamento animale in base al movente ossia, un movente di tipo personale, a sfondo sessuale, a causa dell’appartenenza a un gruppo o di tipo criminale quale intimidatorio. A tal proposito spesso molti bambini sono iniziati all’uccisione animale da parte della criminalità organizzata prima di farli procedere su obiettivi umani, questa è quella che viene definita “pedagogia nera.”

E’ bene ricordare che spesso la condotta criminale contro gli animali non termina con l’età adulta, così com’è doveroso sottolineare quanto sia importante la risposta ambientale nei confronti dei soggetti coinvolti, spesso infatti tale condotta può essere precocemente contenuta e trattata se l’accaduto non verrà banalizzato e ridicolizzato, bensì riconosciuto dall’ambiente circostante, infatti l’ambiente stesso può fungere da fattore di protezione così come al contempo, come abbiamo potuto appurare, fattore di distruzione.

“I serial killer sono bambini a cui non è mai stato insegnato che è sbagliato cavare gli occhi a un animale” Robert K. Ressler.

Dott.ssa Angela M. Grano

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