Child sex offender. Esiste un profilo criminologico?

“Rispetto al crimine della pedofilia non è possibile formulare giustificazioni. Esiste forse azione più deplorevole?” Aldo Carotenuto.

Già a partire dal IV sec. a.C., nella storia greco-romana, si ritrovano testi di rapporti sessuali tra un uomo adulto erastes e ragazzo prepubere eromenos, chiamati “pederastia”. Questi rapporti erano un rito iniziatico che permetteva al ragazzo di entrare a far parte del mondo degli adulti e la trasmissione delle leggi e del sapere delle polis. Negli anni cinquanta del Seicento, inizia a diffondersi un sentimento riprovevole nei confronti delle pratiche sessuali sui minori, fino ad arrivare in Italia, nel 1996 con la legge n.66 contro la violenza sessuale, ovvero “qualunque atto sessuale, attivo o passivo, imposto ad una persona contro la sua volontà, mediante violenza, minaccia o abuso di autorità. Sono compresi nel reato gli atti sessuali che taluno è indotto a compiere o subire a causa delle condizioni di inferiorità fisica o psichica al momento del fatto o perché il colpevole si è, con l’inganno, sostituito ad altra persona”, ponendo particolare attenzione se gli atti vengono compiuti da un componente della famiglia. La legge n.38 del 2006 ha ampliato la precedente legge del ’98, con nozioni di prostituzione minorile, pedopornografia e cyber pedopornografia. Come viene classificata la pedofilia? La pedofilia, oggi, è classificata come una forma di parafilia che causa danni a terzi e rientra nella classificazione dei disturbi, quindi può essere denominato “disturbo parafilico”, caratterizzato da ricorrenti fantasie sessuali, impulsi o comportamenti che coinvolgono adolescenti di età prepuberale o adolescenti maggiormente di età pari o inferiore agli anni 13. La maggior parte dei pedofili è di sesso maschile e l’attrazione può riguardare maschi, femmine o entrambi; ma i pedofili preferiscono prevalentemente i bambini di sesso opposto rispetto a quelli dello stesso sesso. Da non confondere il pedofilo con il child molester, in quanto il primo può espletare fantasie o autoerotismo, in altri casi si può verificare il fellatio, o il cunnilingus, oppure una penetrazione anche con giochi, mentre il secondo non si identifica necessariamente come un pedofilo, perché predilige abitualmente partner coetanei, e per curiosità arriva ad abusare sessualmente di un minore di 18 anni. I crimini sessuali su minori non rientrano infatti nella pedofilia, a meno che il reo non abbia un parafilico interesse sessuale per i bambini in età prepuberale.

Secondo la letteratura, gli abusi sui minori possono verificarsi in diversi contesti e nella maggior parte dei casi, il bambino conosce l’adulto e questi può essere un membro della famiglia, un amico di famiglia, o una persona che esercita autorità su di lui come un insegnante o un allenatore. Come ben possiamo immaginare, gli effetti psicologici nella mente delle vittime sono molto gravi e sono aumentati in questo periodo pandemico che stiamo vivendo. Gli effetti possono includere depressione, disturbo post-traumatico da stress, ansia, diminuzione dell’autostima, mancanza di fiducia negli altri, autolesionismo, propensione alla vittimizzazione in età adulta o alle dipendenze come alcolismo e uso di droghe, comportamenti regressivi come succhiare il pollice o fare pipì a letto, l’abusato potrebbe arrivare perfino a replicare, in età adulta, l’abuso ricevuto. Da qui la famosa teoria dell’abusato-abusatore di Garland e Dougher del 1990, che riconduce la causa della pedofilia all’abuso sessuale subito nell’infanzia, di conseguenza il pedofilo replicherebbe la vittimizzazione subita per ridurre il proprio malessere e superare il senso di impotenza. La teoria citata, rientra nella concezione psicoanalitica classica, la quale sostiene che l’atto pedofilo è legato a fissazioni e regressioni verso forme di sessualità infantile, in quanto il pedofilo è una persona che non è riuscita a completare il processo di sviluppo verso l’adattamento sessuale a causa di una minaccia di castrazione da parte della madre, del padre, o di situazioni di vita importanti.

Nel corso degli anni sono state elaborate diverse ipotesi interpretative riguardo all’origine del comportamento pedofilo, spesso in evidente contrapposizione fra le stesse. Diversi studiosi si sono occupati di determinare una tassonomia di tali soggetti esaminando fattori psichiatrici, come abbiamo visto pocanzi, fattori sociologici e criminologici in cui rientra la teoria dell’identificazione parentale e fattori psicometrici da cui deriva il modello neuropsicologico e biologico. La teoria dell’identificazione parentale e della trasmissione intra-generazionale è molto interessante in quanto sostiene che gli aggressori sessuali sono cresciuti con molta probabilità in famiglie devianti e la mancata identificazione comporta nello sviluppo psico-comportamentale un disordine psicosessuale. Mentre il modello neuropsicologico si basa su approcci di misurazione delle attività cerebrali utilizzando l’elettroencefalogramma, oppure si basa su approcci che misurano la forma e il peso del cervello di soggetti con tale parafilia, o addirittura testando la concentrazione ormonale nel sangue.

Una delle tassonomie più significative risulta quella elaborata da Groth e Birnbaum nel 1978, i quali distinsero: il pedofilo fissato, rimasto nel suo stadio primario dovuto ad un trauma, quindi non riuscendo a relazionarsi con i suoi coetanei è rimasto attratto dai ragazzi adolescenti; il pedofilo regredito, pur avendo raggiunto un normale sviluppo psicosessuale, a causa di eventi frustranti regredisce trasferendo i suoi bisogni sui minori, anche in modo sperimentale. Un’altra nota classificazione dell’agire pedofilo è quella introdotta da Holmes e Holmes, i quali proposero le due note tipologie: pedofilo situazionale nella quale rientra il pedofilo regressivo o in fase regressiva, il pedofilo sessualmente indiscriminato e il pedofilo introverso o inadeguato, e pedofilo preferenziale, le cui sottocategorie sono quelle del pedofilo seduttivo, pedofilo della personalità immatura o fissato e pedofilo sadico o aggressivo.

In conclusione possiamo dire che da un punto di vista psicoterapeutico, il bambino o la bambina vittima di un child sex offender deve intraprendere tempestivamente un percorso terapeutico per la rielaborazione del trauma subito. La prevenzione ricopre un ruolo fondamentale, infatti bisogna sensibilizzare i genitori sull’argomento, perché a volte capita che la persona di fiducia, con la quale il minore si confida, sminuisce o nega l’evento, cosa più grave incolpa il bambino dell’accaduto. Dove si svolgono o si potrebbero svolgere incontri sulla prevenzione? Principalmente nelle scuole, luogo in cui i bambini trascorrono la maggior parte delle ore della giornata e volte anche le uniche mura che lo proteggono; presso i centri d’ascolto, si svolgono attività di prevenzione e formazione per genitori, insegnanti, personale sanitario e forze dell’ordine. In questi luoghi si trova la forza e il coraggio di denunciare il proprio marito, il familiare, l’amico, chi maltratta e abusa un essere umano innocente, un bambino.

Dott.ssa Anthea Grimaldi

Riferimenti e testi consigliati:

• “Pedofilia tra devianza e criminalità” di G. Cifaldi

• “Pedofilia. Un approccio multiprospettico” di A. Coluccia, E. Calvanese.

• “Pedofilia e psicoanalisi. Figure e percorsi di cura” di C. Schinaia.

• “Le parafilie maggiori” di F. Liggio.

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