Oba Chandler: la storia del killer “innocente”

Oba Chandler fu un killer statunitense che nel 1989 venne accusato di aver ucciso a sangue freddo 3 donne, una madre assieme alle sue due figlie adolescenti. Sebbene le prove contro di lui fossero schiaccianti, Chandler non smise mai di dichiararsi estraneo ai fatti, tant’è che le sue ultime parole prima dell’esecuzione furono “oggi uccidete un uomo innocente”. Nato nel 1946 a Cincinnati, Ohio, da una famiglia numerosa di umili origini, Chandler ebbe un’infanzia piuttosto normale finché, all’età di 10 anni, scoprì il cadavere del padre, Oba Chandler Senior, morto suicida mediante impiccagione nel seminterrato di casa. L’evento lo scosse a tal punto che al funerale del padre si lanciò dentro la fossa mentre la bara veniva ricoperta di terra. Da quel momento qualcosa si ruppe in Chandler, che iniziò a cacciarsi sempre più spesso nei guai: furto, rapina a mano armata, rapimento e possesso di denaro contraffatto furono solo alcune delle accuse che nel corso degli anni gli furono rivolte e che lo portarono all’arresto per più di 20 volte. Il 26 maggio del 1989 Joan Rogers e le sue due figlie, Michelle e Christe, rispettivamente di 17 e 14 anni, lasciarono l’azienda di famiglia a Willshire per recarsi in Florida, dove avrebbero trascorso le prime vacanze fuori dallo Stato. Una volta giunte a Tampa, le 3 donne si persero nel tentativo di raggiungere il loro hotel e decisero di fermarsi in un negozio per chiedere indicazioni, qui si imbatterono in Chandler a cui chiesero aiuto; l’uomo si mostrò fin da subito gentile e disponibile, a tal punto da convincerle a ritornare in serata per ammirare dalla sua imbarcazione il tramonto sulla baia di Tampa. Da quel momento in poi non si ebbero più notizie né di Joan né delle sue figlie. Il 4 giugno 1989 i corpi delle 3 donne vennero rinvenuti da alcune imbarcazioni di passaggio mentre galleggiavano a largo della baia di Tampa, con nastro adesivo applicato sulla bocca, nude sotto la vita, mani e piedi legati e un blocco di cemento attaccato al collo. È verosimile ritenere che, per l’avanzato stato di decomposizione, i corpi delle vittime si siano gonfiati e siano riemersi dalle acque, permettendo così il rinvenimento e il successivo riconoscimento che, proprio a causa del pessimo stato, avvenne solamente diversi giorni dopo. Fu grazie all’intervento del personale dell’hotel dove alloggiarono le donne che fu possibile dare un nome e un volto a quei corpi martoriati; resasi conto del mancato utilizzo della stanza, la governante informò le autorità locali che, giunte sul posto, furono in grado di rilevare diverse impronte digitali e confrontarle con quelle delle vittime. Sebbene in un primo momento prese piede l’ipotesi suicidaria, avallata soprattutto dall’esito dell’autopsia secondo cui le donne erano ancora vive al momento dell’impatto con l’acqua, il caso rimase a lungo irrisolto. La svolta avvenne solo nel settembre del 1992, quando un opuscolo recante delle indicazioni scritte a mano da Chandler, l’impronta del palmo della sua mano e una breve descrizione della barca dell’uomo scritta dalla Rogers venne ritrovato nell’auto della donna. Per arrivare al colpevole, le autorità si avvalsero di un metodo investigativo storico in America, ma mai utilizzato fino a quel momento: per la prima volta, infatti, tutta la città venne tappezzata da cartelloni pubblicitari su cui era riportata la calligrafia dell’assassino, nella speranza che qualcuno la riconoscesse, e così accadde. Un ex vicino di casa di Chandler riconobbe la scrittura e contattò la polizia che, dopo aver eseguito l’analisi della calligrafia su un documento fornitogli dal vicino, arrestò l’uomo. Una volta sottoposto a interrogatorio, Chandler negò con fermezza le accuse raccontando una versione alternativa dei fatti, che però non convinse gli inquirenti poiché lacunosa e spesso smentita da testimonianze di persone locali. Il 4 novembre 1994 Oba Chandler venne giudicato colpevole di omicidio e condannato alla pena capitale mediante iniezione letale che fu eseguita il 15 novembre 2011, dopo che vennero respinti tutti gli appelli presentati dai suoi legali. Gli esperti ritennero altamente probabile che l’uomo avesse già ucciso in precedenza, poiché è da escludersi che un killer alle prime armi sia stato in grado di compiere e organizzare un atto così efferato senza averne mai fatto esperienza prima.
Dott.ssa Francesca Nola

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