Peter Gerald Scully: il mostro pedofilo del dark web

Peter Gerald Scully è un pedofilo, torturatore e stupratore seriale di origini australiane. Sebbene sia stato riconosciuto colpevole dello stupro di 5 minori, si stima che i numeri della sua carriera criminale siano molto più alti. Nato a Melbourne, Australia nel 1963, Scully condusse una vita apparentemente normale e senza destare particolari sospetti, tant’è che non si ebbero notizie certe sulla sua vita privata fino al 2009, quando dopo aver iniziato a lavorare presso un’impresa assicurativa australiana, venne accusato di truffa per aver convinto ignari investitori ad affidargli del denaro da investire in società immobiliari mai esistite. Nel complesso Scully intascò una cifra pari a 2.680.000 $. A seguito di un’accurata indagine da parte delle forze dell’ordine australiane, l’uomo venne ritenuto colpevole di 117 frodi immobiliari, ma non scontò mai la pena perché nel 2011, prima della fine del processo, fuggì assieme alla moglie e ai due figli a Manila, nelle Filippine. Nel giro di poco tempo, Scully trovò l’ennesimo modo criminale con cui guadagnare: egli infatti aprì la compagnia NLF (No Limits Fun) e iniziò un business lucrativo basato sulla possibilità di acquistare video live-streaming di “pay per view”. Questi video amatoriali erano di natura pedopornografica e avevano come sfortunati protagonisti le piccole vittime di Scully che, assieme a dei complici, tra cui la sua amante filippina Carmen Ann Alvarez, inizialmente sua vittima poi divenuta sua assistente, era solito partecipare, riprendere e incitare all’azione mentre venivano violentati e torturati fino alla morte bambini anche molto piccoli per poi caricare i video nel dark web, rendendolo così fruibile a tutti in cambio di denaro. Le vittime erano spesso bambini di strada che Scully riusciva facilmente a circuire o bambini i cui genitori venivano ingannati con la promessa di cibo, istruzione o di una vita migliore. Vista l’enorme richiesta, Scully intensificò le attività e continuò a reclutare ignare piccole vittime: alcune superstiti raccontarono di essere state invitate a casa di Scully con la promessa di ricevere del cibo, lì sono state poi costrette ad assumere alcol e droga e ad avere rapporti sessuali prontamente filmati e fotografati; dopo aver tentato la fuga, le due raccontano di essere state minacciate di morte da Scully e obbligate a scavarsi la fossa nel seminterrato della sua abitazione. Dopo 5 giorni di maltrattamenti, abusi e prigionia, le due vennero liberate da un complice di Scully mosso a compassione nei loro confronti. Ma il video più noto e redditizio di Scully fu indubbiamente “Daisy’s destruction”, che si stima abbia portato nelle casse dell’uomo circa 10.000 $. Talmente macabro che per molto tempo si pensò che si trattasse di una leggenda metropolitana, il video in questione ritrae Liezyl Margallo, una delle complici di Scully, assieme a 3 minori, Liza (12 anni), Cindy (11 anni) e Daisy (18 mesi). La cosa peggiore del video non furono solo le violenze, ma piuttosto l’invito da parte di chi filmava ad assistere alla rovina della piccola Daisy; l’annuncio promozionale del video infatti così recitava: “venite a vedere la rovina mentale di una bambina, la perdita della sua innocenza. Usata come un oggetto, imparerà come compiacere la sua padrona. Il suo corpo verrà devastato, la sua dignità rubata. Inerme, penderà per il vostro divertimento. Oserete guardare la distruzione di Daisy?”. Dopo la diffusione del video si diede inizio a una vera e propria caccia all’uomo, che culminò nel 2015 quando Scully venne arrestato presso la sua abitazione. Sebbene in un primo momento gli agenti non riuscirono a trovare prove concrete, successivamente venne individuato il computer dell’uomo pieno zeppo di materiale pedopornografico. Inizialmente le accuse contro Scully furono di diffusione di materiale perodornogtafico, ma ad incastrare definitivamente l’uomo fu la testimonianza di Carmen Ann Alvarez che, in cambio di uno sconto di pena, condusse gli inquirenti al vecchio appartamento di Scully dove era sepolta una delle sue piccole vittime, presumibilmente Cindy, che non aveva resistito agli abusi ed era stata uccisa proprio da Scully. L’uomo venne portato a processo assieme ai suoi complici con ben 75 capi di accusa tra cui violenza sessuale su minore, tortura, omicidio, stupro e tratta di esseri umani. La difesa tentò di puntare sul l’infermità mentale; lo stesso Scully cercò di difendersi sostenendo che i suoi crimini e la sua mente dovessero essere studiati da esperti. Sebbene dal 1986 nelle Filippine non sia più consentito comminare la pena di morte, il giudice che si occupò del caso disse che se avesse potuto avrebbe reintegrato la pena capitale unicamente per Scully. Attualmente l’uomo si trova dietro le sbarre, ma i suoi legali hanno da poco annunciato la volontà di fare appello alla sentenza di condanna. Fortunatamente il video “Daisy’s destruction” non è più reperibile online, ma è sconcertante il numero esorbitante di richieste di persone che ancora chiedono insistentemente di vederlo.

Dott.ssa Francesca Nola

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